PROGETTO “CENTRO DI ACCOGLIENZA PER PERSONE DISABILI”
Io e Lele parlavamo spesso con il nostro amico Matteo Segattini (Presidente della Cooperativa Agespha di Bussolengo) della necessità di avere anche a Caprino un centro di accoglienza per disabili, un posto dove poterli portare a svolgere delle attività ricreative o della ginnastica, o semplicemente giocare.
Nel Comune di Caprino ci sono circa 30 persone disabili (adulti e bambini), ma non c’è una realtà strutturata che si occupi di dare un aiuto pratico alle famiglie di queste persone.
Al funerale di Lele sono stati raccolti dei fondi (circa 3500 Euro, + 450 Euro alla cena di compleanno lo scorso sabato) ed ho deciso di impiegarli nella realizzazione di questo progetto.
Ho scoperto recentemente che a Caprino esiste un gruppo di persone straordinarie, un’Associazione di Volontari che si chiama “Raggi di Sole”. Operano sul territorio caprinese da quando non esistono più gli obiettori di coscienza.
Le cose si stanno già muovendo a mio parere nella direzione giusta. Forse Emanuele ci sta dando una mano? Abbiamo trovato una sede (l’edificio a destra della Chiesa di Pazzon, di proprietà della parrocchia) e l’associazione di Volontari, come ho già detto, esiste già ed è disposta a collaborare.
Quali sono le attività che i volontari possono svolgere con queste persone? Beh, dipende…ognuno avrà i suoi gusti e le sue difficoltà. Pietro, mio figlio, non potrebbe certamente dipingere perché la sua spasticità non gli consente di tenere in mano i colori…ma adora stare in braccio a qualcuno che gli legge una storia, per esempio. Se i disabili che parteciperanno alla nostra iniziativa saranno molti, ci sarà bisogno di molti volontari, per poter organizzare diverse attività in base alle esigenze e preferenze dei disabili stessi.
Questi sono i punti su cui, a mio parere, si dovrebbe lavorare, tanto per cominciare e per creare un clima di aggregazione:
creare degli spazi o attività ricreative per il divertimento, perché queste persone hanno spesso poche possibilità per divertirsi, giocare, ballare…
organizzare delle iniziative per il benessere fisico di queste persone (ginnastica, massaggi…)
organizzare delle gite che abbiano scopo di svago e di inserimento nell’ambiente sociale. Spesso queste persone non escono di casa e la gente non sa nemmeno che ci sono. Abbiamo scelto di mandare nostro figlio Pietro a scuola (per fortuna le sue condizioni di salute lo hanno permesso) perché non volevamo che venisse isolato. Ed è una gran gioia per me e per lui, quando andiamo in giro e vediamo che molti lo conoscono e lo salutano.
Martedì 13 maggio faremo una riunione alla quale saranno invitate le famiglie interessate in maniera diretta, ma sono invitati anche tutti coloro che vogliono conoscere il nostro progetto, con la speranza che tra questi vi sia anche qualcuno che abbia voglia di dare una mano (ore 20.45, nella sala a destra della Chiesa di Pazzon).
Nell’edificio, che il Parroco Don Giuseppe ha deciso di dare in comodato d’uso gratuito per questa iniziativa, ci sarà bisogno di fare alcuni interventi di restauro e di abbattimento di barriere architettoniche. Quest’estate il Comune costruirà un parcheggio sul retro dell’edificio con ingresso senza scale.
Spero che i famigliari delle persone disabili apprezzino la nostra idea e chi si formi un bel gruppo di volontari.
Chissà, magari un giorno da questa iniziativa di volontariato potrebbe nascere un Centro Diurno e magari anche una Casa Famiglia. Di solito l’ostacolo più grosso è trovare l’edificio, ma noi ce l’abbiamo già.
Io non ho mai fatto volontariato….prima di avere Pietro pensavo solo a divertirmi, nel tempo libero. Ma ora so quanto sia prezioso quel tempo che le persone di cuore decidono di donare a qualcuno, per dare una mano e per tenere compagnia a queste persone che vogliono sentirsi accolte, vogliono essere amate per quello che sono.
Che cos’è la normalità? Non è altro che uno schema mentale che ci siamo dati; è normale colui che cammina, parla, mangia da solo, deglutisce bene e non sbava, ha gli occhi dritti, sa leggere e scrivere e fare le addizioni….e non è normale tutto ciò che è al di fuori di questo schema. Non è così. Normale è ciò che siamo abituati a vedere. Per me, per Federico il fratellino di Pietro, ed era così anche per Lele, Pietro è normale: è normale che non parli, non cammini, abbia lo sguardo spesso perso, faccia crisi epilettiche…perché siamo abituati a vederlo così. Ed abbiamo imparato ad andare oltre questi schemi, abbiamo imparato a sentire quello che c’è “dentro” di lui, a sentire il suo cuore che si gonfia di gioia quando sente che lo accetti così com’è, senza commiserarlo per quello che non può fare. Il suo sguardo di riconoscenza quando incrocia il mio, mi appaga di tutte le fatiche perché emana un raggio d’amore puro.
L’esperienza di volontariato con persone disabili è una opportunità che le persone potrebbero cogliere per imparare ad andare oltre gli schemi, per imparare a sentire lo “scambio” che avviene con queste persone speciali.
Ringrazio fino d’ora tutti coloro che decideranno di contribuire in qualche modo a questo progetto.
Martina
Credo che l’esperienza più bella che si possa vivere lavorando o passando del tempo libero con le persone disabili sia quella di vedere la capacità che hanno di mettere a nudo le tue difficoltà, le tue paure, l’incapacità che spesso si ha di comunicare anche con il proprio corpo, di avere pazienza. Entrare in questo mondo spesso nascosto e messo in disparte dalla società “normale” ti aiuta ad aprire il tuo punto di vista e a vedere quante persone hanno bisogno di aiuto, di sostegno, di forza, mentre spesso il nostro egoismo ci porta a lamentarci per delle stupidaggini e non ci rendiamo conto di quanto in realtà siamo fortunati.
Matteo
Io e Lele parlavamo spesso con il nostro amico Matteo Segattini (Presidente della Cooperativa Agespha di Bussolengo) della necessità di avere anche a Caprino un centro di accoglienza per disabili, un posto dove poterli portare a svolgere delle attività ricreative o della ginnastica, o semplicemente giocare.
Nel Comune di Caprino ci sono circa 30 persone disabili (adulti e bambini), ma non c’è una realtà strutturata che si occupi di dare un aiuto pratico alle famiglie di queste persone.
Al funerale di Lele sono stati raccolti dei fondi (circa 3500 Euro, + 450 Euro alla cena di compleanno lo scorso sabato) ed ho deciso di impiegarli nella realizzazione di questo progetto.
Ho scoperto recentemente che a Caprino esiste un gruppo di persone straordinarie, un’Associazione di Volontari che si chiama “Raggi di Sole”. Operano sul territorio caprinese da quando non esistono più gli obiettori di coscienza.
Le cose si stanno già muovendo a mio parere nella direzione giusta. Forse Emanuele ci sta dando una mano? Abbiamo trovato una sede (l’edificio a destra della Chiesa di Pazzon, di proprietà della parrocchia) e l’associazione di Volontari, come ho già detto, esiste già ed è disposta a collaborare.
Quali sono le attività che i volontari possono svolgere con queste persone? Beh, dipende…ognuno avrà i suoi gusti e le sue difficoltà. Pietro, mio figlio, non potrebbe certamente dipingere perché la sua spasticità non gli consente di tenere in mano i colori…ma adora stare in braccio a qualcuno che gli legge una storia, per esempio. Se i disabili che parteciperanno alla nostra iniziativa saranno molti, ci sarà bisogno di molti volontari, per poter organizzare diverse attività in base alle esigenze e preferenze dei disabili stessi.
Questi sono i punti su cui, a mio parere, si dovrebbe lavorare, tanto per cominciare e per creare un clima di aggregazione:
creare degli spazi o attività ricreative per il divertimento, perché queste persone hanno spesso poche possibilità per divertirsi, giocare, ballare…
organizzare delle iniziative per il benessere fisico di queste persone (ginnastica, massaggi…)
organizzare delle gite che abbiano scopo di svago e di inserimento nell’ambiente sociale. Spesso queste persone non escono di casa e la gente non sa nemmeno che ci sono. Abbiamo scelto di mandare nostro figlio Pietro a scuola (per fortuna le sue condizioni di salute lo hanno permesso) perché non volevamo che venisse isolato. Ed è una gran gioia per me e per lui, quando andiamo in giro e vediamo che molti lo conoscono e lo salutano.
Martedì 13 maggio faremo una riunione alla quale saranno invitate le famiglie interessate in maniera diretta, ma sono invitati anche tutti coloro che vogliono conoscere il nostro progetto, con la speranza che tra questi vi sia anche qualcuno che abbia voglia di dare una mano (ore 20.45, nella sala a destra della Chiesa di Pazzon).
Nell’edificio, che il Parroco Don Giuseppe ha deciso di dare in comodato d’uso gratuito per questa iniziativa, ci sarà bisogno di fare alcuni interventi di restauro e di abbattimento di barriere architettoniche. Quest’estate il Comune costruirà un parcheggio sul retro dell’edificio con ingresso senza scale.
Spero che i famigliari delle persone disabili apprezzino la nostra idea e chi si formi un bel gruppo di volontari.
Chissà, magari un giorno da questa iniziativa di volontariato potrebbe nascere un Centro Diurno e magari anche una Casa Famiglia. Di solito l’ostacolo più grosso è trovare l’edificio, ma noi ce l’abbiamo già.
Io non ho mai fatto volontariato….prima di avere Pietro pensavo solo a divertirmi, nel tempo libero. Ma ora so quanto sia prezioso quel tempo che le persone di cuore decidono di donare a qualcuno, per dare una mano e per tenere compagnia a queste persone che vogliono sentirsi accolte, vogliono essere amate per quello che sono.
Che cos’è la normalità? Non è altro che uno schema mentale che ci siamo dati; è normale colui che cammina, parla, mangia da solo, deglutisce bene e non sbava, ha gli occhi dritti, sa leggere e scrivere e fare le addizioni….e non è normale tutto ciò che è al di fuori di questo schema. Non è così. Normale è ciò che siamo abituati a vedere. Per me, per Federico il fratellino di Pietro, ed era così anche per Lele, Pietro è normale: è normale che non parli, non cammini, abbia lo sguardo spesso perso, faccia crisi epilettiche…perché siamo abituati a vederlo così. Ed abbiamo imparato ad andare oltre questi schemi, abbiamo imparato a sentire quello che c’è “dentro” di lui, a sentire il suo cuore che si gonfia di gioia quando sente che lo accetti così com’è, senza commiserarlo per quello che non può fare. Il suo sguardo di riconoscenza quando incrocia il mio, mi appaga di tutte le fatiche perché emana un raggio d’amore puro.
L’esperienza di volontariato con persone disabili è una opportunità che le persone potrebbero cogliere per imparare ad andare oltre gli schemi, per imparare a sentire lo “scambio” che avviene con queste persone speciali.
Ringrazio fino d’ora tutti coloro che decideranno di contribuire in qualche modo a questo progetto.
Martina
Credo che l’esperienza più bella che si possa vivere lavorando o passando del tempo libero con le persone disabili sia quella di vedere la capacità che hanno di mettere a nudo le tue difficoltà, le tue paure, l’incapacità che spesso si ha di comunicare anche con il proprio corpo, di avere pazienza. Entrare in questo mondo spesso nascosto e messo in disparte dalla società “normale” ti aiuta ad aprire il tuo punto di vista e a vedere quante persone hanno bisogno di aiuto, di sostegno, di forza, mentre spesso il nostro egoismo ci porta a lamentarci per delle stupidaggini e non ci rendiamo conto di quanto in realtà siamo fortunati.
Matteo
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